/Mutuo casa. Un mese lo paga il fisco.

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Una rata del mutuo la paga lo Stato? In poche parole sì. Tale risparmio, riservato a chi ha acceso un mutuo per l’acquisto di un immobile, consiste nella possibilità di detrarre dall’Irpef il 19% delle spese pagate dal contribuente a titolo di interessi passivi del mutuo. Tale detrazione diminuisce con il passare del tempo, così come diminuisce anche il capitale da restituire. Il tetto massimo per la detrazione sul mutuo è di 4mila euro. Il limite per il primo anno ricomprende anche le spese di istruttoria e stipula: in pratica si può arrivare a riavere dal Fisco fino a 780 euro all’anno. Cifra che si riduce di anno in anno, ma bisogna considerare che a partire dal secondo anno aumenta la quota di capitale restituita a ogni rata e il debito scende sempre più rapidamente.

Va da sé che il bonus fiscale rappresenta una ragione in più non da poco per scegliere il tasso fisso di lunga durata per chi non ha molti soldi a disposizione, ma è, allo stesso tempo, anche un valido motivo per chiedere un mutuo breve, variabile o fisso, quando si potrebbe pagare tutta la casa in contanti. A dieci anni il tasso effettivo, grazie alla detrazione Irpef, infatti, scende addirittura allo 0,5% variabile e sotto l’1% nel fisso. Su un mutuo da 120mila euro a 20 anni la differenza di rata mensile tra fisso e variabile è di circa 40 euro, che salgono a 55 nel trentennale. La forbice è così ridotta anche grazie agli sconti proposti dalle banche, che stanno spingendo sul fisso: a venti anni ad esempio il gap si aggira sui 107 centesimi. Significa che le banche stanno facendo uno sconto di 70 centesimi a chi sceglie il fisso.

I clienti ne stanno approfittando. Nel primo trimestre di quest’anno è ancora salita la quota di richieste a tasso fisso, che hanno toccato il 78,6%, contro il 76% del quarto trimestre 2017 e ormai quattro mutui su dieci hanno durata di 25 anni e oltre. Non bisogna dimenticare, infine, che la detrazione degli interessi sul mutuo è legata all’utilizzo dell’immobile in questione come prima casa. Se l’abitazione perde tale qualifica, viene meno anche la detraibilità, ovviamente dall’anno successivo a quello in cui si smette di usare l’immobile come abitazione principale.