Casa passiva. Quando il risparmio energetico incontra il comfort.

Il tema del risparmio energetico nelle abitazioni è ormai all’ordine del giorno e si guarda con un interesse sempre maggiore ai modelli abitativi che, da qualche decennio, si stanno diffondendo nel Nord Europa, primo tra tutti quello della casa passiva. Si tratta di un concetto di abitazione nato oltre venti anni fa in Germania dall’esigenza di ridurre i consumi energetici delle abitazioni. Diversi furono gli esperimenti prima di giungere nel 1996 alla nascita della fondazione tedesca Passivhaus, da cui prende il nome questo nuovo concetto di casa.

La casa passiva è un’abitazione che assicura il benessere termico dei suoi abitanti, in quanto richiede pochissima energia per essere riscaldata. Il riscaldamento non è ottenuto mediante un normale impianto “attivo”, bensì tramite fonti da energia alternativa come quella solare termica, fotovoltaica o geotermica e mediante tutte quelle che vengono chiamate fonti passive di calore: la radiazione solare, le persone, l’inerzia termica. La casa passiva, cioè, è in grado di recuperare tutta l’energia gratuita che viene generata dalla natura e dai componenti domestici e sfrutta al meglio le fonti energetiche alternative. Il calore prodotto dal sole che entra in casa attraverso le superfici trasparenti dovrebbe diventare, quindi, la quasi sola unica fonte di riscaldamento. Il restante calore di cui necessita viene già prodotto dalla vita di tutti i giorni, mentre cuciniamo, o utilizziamo i nostri elettrodomestici per esempio.

Tra i principali vantaggi di una casa passiva rientrano l’elevatissimo comfort termico, un’altissima qualità dell’aria interna per tutto l’anno e in tutti gli ambienti, la netta riduzione dei costi per il riscaldamento a fronte di un’elevata efficienza energetica, in grado di limitare drasticamente le emissioni di CO2 in atmosfera, rendendo questa abitazione realmente sostenibile. Per ottenere questi risultati è necessario porre particolare attenzione all’isolamento termico dell’involucro, la cui efficacia deve essere garantita da un maggiore spessore del materiale isolante e dalla presenza di vere e proprie finestre termiche, dotate di un triplo vetro. Si tratta di accorgimenti in grado di ridurre notevolmente la dispersione termica perché consentono di conservare calore all’interno in inverno e di non farlo entrare in estate. Un altro aspetto di notevole importanza riguarda l’adozione di sistemi di ventilazione controllata che ha il compito di recuperare più calore possibile e di assicurare il ricambio costante dell’aria interna. In una casa passiva, infatti, non è più necessario cambiare l’aria aprendo la finestra, buttando così calore prezioso, perché il sistema di ventilazione meccanica lo farà al nostro posto, assicurando un ricambio corretto e costante durante le 24 ore e, in più, recuperando tutto il calore dell’aria viziata per riscaldare quella pulita introdotta in casa. Molto importanti sono anche l’esposizione della casa e la forma, preferibilmente compatta così da disperdere meno calore a parità di volume. La direzione della facciata che presenta il maggior numero di vetrate è fondamentale, in quanto permette all’abitazione di ricevere maggiori radiazioni d’inverno, che è la stagione più fredda, permettendo di sfruttare a pieno il calore prodotto dal sole. Inoltre con opportuni ombreggiamenti riceve minori radiazioni d’estate, quando il sole è alto all’orizzonte e i raggi colpiscono in modo verticale l’edificio.

Le case passive, ad oggi, sono una realtà consolidata soprattutto nei Paesi nordici, Svizzera, Germania, Olanda ed Austria, dove a partire dal 2015 questa tipologia di abitazione sarà lo standard prescritto dalla legge per tutti gli edifici e dove di recente sono state progettate case “attive” in grado, cioè, non solo di non consumare energia, ma anche di produrla. In Italia, a parte, qualche regione più virtuosa, come il Trentino Alto Adige, la casa passiva sembra ancora un’utopia; dovremo attendere il 2021 quando, secondo la normativa in materia di risparmio e di efficienza energetica, tutti i nuovi edifici costruiti in Europa dovranno rispondere alle caratteristiche di “passività”, limitando il consumo energetico per il riscaldamento entro un limite massimo di 15 kilowattora all’anno per metro quadro e garantendo un notevole risparmio sui costi della bolletta elettrica.