Eolico. In Europa dal vento si produce la stessa energia di 39 centrali nucleari.

Ancora buone nuove dalle energie rinnovabili. E questa volta viaggiano alla velocità del vento. L’Unione Europea ha da poco superato un nuovo traguardo sul fronte della capacità eolica installata sul suo territorio, raggiungendo i 100 GW di potenza. L’ambito risultato, che ripaga l’impegno e gli sforzi profusi negli ultimi venti anni, ha consentito al vecchio continente di produrre dal vento una quantità di energia pari a quella di 39 centrali nucleari (62 centrali a carbone, o 52 centrali a gas), in grado disoddisfare il fabbisogno di circa 57 milioni di famiglie. La stessa produzione con il carbone implicherebbe l’impiego di 72 milioni di tonnellate di combustibile, costerebbe 4.983 miliardi di euro e causerebbe emissioni per 219,5 Mt di CO2, se invece la si sostituisse con il gas occorrerebbe bruciare 42,4 miliardi di metri cubi di gas a un costo di 7,537 miliardi e con emissioni di 97,8 Mt CO2.

La buona notizia che riguarda l’eolico in Europa, riporta ancora una volta l’attenzione su una questione, quella dell’energia nucleare, che divide l’opinione pubblica, oggi come ieri. Dal 2000 il mondo ha riconosciuto il nucleare come un’energia sporca, pericolosa e non necessaria, rifiutando di assegnare a questa fonte i crediti anti-emissione di gas serra durante la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici dell’Aja. Un altro duro colpo è arrivato l’anno seguente, quando la Conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile si è rifiutata di etichettare il nucleare come una “tecnologia sostenibile”. I rischi provenienti dal nucleare sono reali, consistenti e di lunga durata, ma molti Paesi sembrano non rendersene ancora conto.
Nel mondo, infatti, sono in attività 433 centrali nucleari, 69 sono in costruzione, 160 pianificate e 329 proposte per la realizzazione. A farla da padrone sono gli Usa (104 impianti), seguono Francia (58), Giappone (50), Russia (33), Corea del Sud (23) e India (20). Ed è la Cina a puntare sulla costruzione di nuovi impianti.
L’eolico, invece, insieme alle altre fonti di energia rinnovabile, ha un notevole impatto sulla sicurezza energetica comunitaria e sull’ambiente, ma contribuisce anche alla creazione di posti di lavoro verdi e a favorire l’esportazione di tecnologia. E questo accade, nonostante si stia sfruttando solo una piccola parte delle vaste risorse eoliche europee.
A dispetto di questi innegabili vantaggi il settore eolico non beneficia, ad oggi, di alcun incentivo sui tassi d’interesse bancari, anche a causa dell’impossibilità di fare previsioni sul 2013 per colpa dell’incertezza politica. Complice la crisi economica, infatti, le misure di austerità varate da molti governi europei hanno prodotto brusche frenate del settore, derivanti dalle modifiche nelle politiche dei governi proprio nel settore rinnovabili, nonostante i vantaggi economici derivanti dall’eolico siano piuttosto evidenti.
A questi problemi si aggiungono anche quelli causati dai detrattori dell’energia del vento, i quali affermano che gli impianti eolici, deturperebbero il territorio, riducendo tutto ad un problema meramente “estetico”. La questione rimane aperta: è meglio abituarsi alla presenza delle pale eoliche, che producono energia pulita e rinnovabile o lasciare intatto il paesaggio (almeno apparentemente) e dare ancora possibilità al nucleare di causare danni irreversibili sulla salute della popolazione e su quella dell’ambiente?